Homepage Studio Progetti News Contatti

Dott. Arch. Giovanni Sammartano

Como, 13.10.1972

Dopo la laurea in Architettura nel 2000 presso il Politecnico di Milano e dopo varie esperienze lavorative presso altri studi del capoluogo, lo Studio Sammartano viene fondato a Como nel 2004.

Come preferisce sostenere l’Architetto Giovanni Sammartano, e come si legge sulla targa in acciaio sita all’ingresso di Via Milano 290 a Como, non studio professionale ma laboratorio, officina, all’interno del quale vengono plasmati progetti di Architettura, nel senso antico del termine, quasi in modo anticontemporaneo.

Distante da quella contemporaneità che ci ha abituati a vedere costruzioni tecnologiche, fatte di materiali trasparenti e traslucidi che solo in minima parte hanno a che fare con l’Architettura, ma vivono solo con il concetto dell’apparire temporaneo dell’Architetto che le ha disegnate.

La morte delle stesse avviene in breve tempo, a seguito dell’invecchiamento dei materiali a causa degli agenti atmosferici o del passare delle mode o dalla messa a punto di nuove superfici più ammiccanti.

Questo laboratorio non perde mai di vista le antiche costruzioni, nelle forme, nelle geometrie, e a volte nei materiali e nelle metodologie utilizzate.

All’interno del Laboratorio si tentano di forgiare degli elementi Architettonici che spesso, per il loro forte simbolismo tendono ad essere quasi sempre classificati come troppo “rudi” dai cittadini, ma che inevitabilmente invece ricevono poi forti apprezzamenti da chi intuisce che l’Architettura storicamente è fatta di tutto ciò.

Naturalmente per non essere anacronistici, dell’elemento storico viene estrapolato l’archetipo, per poi essere riproposto nel progetto tramite idee e forme rivisitate.

Dopo il Movimento Moderno, che comunque legittimava anch’esso le sue costruzioni all’interno di concetti ben definiti, l’Architettura oggi è praticamente morta nella concezione decostruttivista, all’interno della quale si può far rientrare qualunque forma inedita consentita dalla tecnologia.

La semplicità delle forme e l’insieme dei “frammenti” è alla base del nostro costruire, sempre controllato in fase di progetto dalla geometria delle ombre, anch’esse direttrici di Architettura.

Per fare ciò tutti i nostri progetti, oltre che da attente analisi, nascono dai disegni fatti a mano e dai plastici di studio che prendono forma dopo qualche giorno di angoscia e rielaborazione dei dati immagazzinati del luogo; una volta finita l’elaborazione del progetto, e rivisto in ogni sua parte , è incredibile vedere come comunque sia rimasto invariato dal primo bozzetto iniziale, che inconsciamente ha in sé tutta l’essenza delle sensazioni istintive e primarie.

Di ogni realizzazione viene rielaborata una tavola riassuntiva che si trova appesa alle pareti, e riguardando queste tavole, mi accorgo di come in tutte vi è la presenza di un processo progettuale quasi iconografico e tenace, costituito da forme legate al mio passato o di ciò che mi ha colpito nelle esperienze personali; a volte è più facile capire in fase postuma quelle analogie, che essendo già il progetto, e sapendole leggere, hanno condizionato positivamente l’esecuzione finale.

Un buon Architetto che fa buona Architettura, è colui che riesce a smembrare i paesaggi fino a leggere i singoli elementi di cui sono costituiti, che va al di là di ciò che si vede, fino a capirne le fondamenta, che non opera solo in modo superficiale, ma traduce in sistemi di figure la costituzione del mondo stesso.

L’obbiettivo finale non deve essere però la perfezione o l’armonia della forme intese come pura applicazione geometrica, ma deve essere il risultato di una ricerca della felicità del luogo, con la sublimazione della stessa dal suo interno.

L’Architettura, a differenza dell’Arte deve creare tensioni e piaceri sia dall’esterno che dall’interno in tale continuo duplice rapporto, senza lo svilimento della prima, e senza la banalizzazione della seconda in una sorta di “cliché” della globalizzazione.

Privacy Policy | Login | Credits